Artist Statement

Working in the domain of sculpture, I use geometric shapes and industrial as well as everyday materials to create explicit objects which I place in disorienting environments. This can cause both recognition and confusion in the audience. The creation of the objects is to me as important as their installation in the space.

My main intention is to allow an encounter with the object within a specific environment. In fact, the artworks can be considered a practical response to research informed by phenomenology, and in particular Graham Harman’s Object Oriented Ontology. I am specifically interested in constructing artworks that can be seen as occasions to explore these theories in a practical manner. In doing so I place the audience in a situation where their relationship with space and object is heightened and placed in the forefront.

The objects I build show an evident aesthetic influence from the sculptural Minimalist art movement (for instance references to Robert Morris’s Untitled mirror cube series made in 1965). The way Richard Wilson subverts architecture by using particular materials, like sump oil for his piece 20:50 (Wilson, 1987), is something I am interested in as well. Another important influence is Charlotte Posenenske as the understanding of her sculptures is highly affected by the way they are installed in different spaces. I also change the way the same object is shown in different environments and explore how our perception of it changes accordingly.

A common factor in my practice is the uncertain position the viewer finds themselves in when confronted with my work. The objects, and their installation, aim to subvert the relationship between object, space and viewer which can cause disorientation and awareness simultaneously.

 

 

                                        Dichiarazione dell’Artista

Lavorando con la scultura, uso forme geometriche e materiali sia di uso quotidiano che industriale per creare oggetti espliciti che installo in ambienti disorientanti. Questo può causare sia riconoscimento che confusione nell’osservatore. La creazione delle opere è importante quanto il modo in cui vengono installate nello spazio espositivo.

La mia intenzione principale è di permettere un incontro con l’oggetto in un ambiente specifico. Infatti, le opere possono essere considerate un responso pratico alla ricerca sulla fenomenologia, in particolare le idee di Graham Harman sull’Ontologia Orientata agli’Oggetti. Creando occasioni per esplorare queste teorie in modo fisico, metto il pubblico in una situazione dove la loro relazione con spazio e oggetto stanno in primo piano.

Gli oggetti che compongo mostrano una forte influenza estetica del movimento Minimalista (nello specifico la serie di cubi a specchio di Robert Morris creati nel 1965). Il modo in cui Richard Wilson sovverte l’architettura di uno spazio utilizzando materiali particolari, come olio di pozzetto per la sua installazione “20:50” (Wilson, 1987), ricorda come io utilizzo materiali insoliti. Un’altra artista di riferimento è Charlotte Posenenske, ed il modo in cui le sue opere cambiano quando vengono installate in modi e occasioni diverse. Anche le mie opere vengono installate in luoghi e maniere differenti per esplorare come la nostra percezione di esse cambia in diverse situazioni.

Un fattore che accomuna tutte le mie opere è l’incerta posizione nella quale si ritrova lo spettatore quando si confonda con esse. Gli oggetti e la loro installazione, cercano di ribaltare la relazione tra oggetto, spazio e spettatore che può suscitare contemporaneamente disorientamento e consapevolezza.